• Collegamento a Facebook
  • Collegamento a LinkedIn
  • Collegamento a Youtube
  • Collegamento a Instagram
  • Collegamento a X
  • Collegamento a Rss questo sito
  • Collegamento a Mail
  • Chi sono
  • Lavora con me
  • Contatti
  • English English Inglese en
  • Italiano Italiano Italiano it
  • Français Français Francese fr
  • Español Español Spagnolo es
  • Deutsch Deutsch Tedesco de
  • Română Română Rumeno ro
Decide. Commit. Act. Succeed. Repeat.
Bruno Medicina - Performance Coach HPCC
  • Home
  • Insights
  • Chi sono
    • Il mio percorso
    • I miei libri
    • I miei progetti
  • Lavora con me
    • Coaching
    • Training
    • Speaking
  • Seminari
    • Firewalking
    • Hyper Performance Training
    • Predator Selling
  • Contatti
  • Archivio
  • Fare clic per aprire il campo di ricerca Fare clic per aprire il campo di ricerca Cerca
  • Menu Menu

La conoscenza di sé e il senso dell’esistenza

C’è una storia risalente al recente passato che narra di come un monaco cristiano sia andato a trovare un lama tibetano con l’intenzione di scambiare conoscenze, scoprire il percorso spirituale di una cultura così lontana e approfondire i loro modi di pregare e meditare.
In risposta a una domanda diretta sull’argomento, il lama spiegò che lo scopo ultimo di qualsiasi metodo di meditazione è raggiungere uno stato di presenza e coscienza cosmica, in cui la divinità non esiste più, ma rimane solo la pura consapevolezza della propria esistenza.
A sentire questa affermazione, il monaco cristiano, sorpreso e indignato, aveva replicato: «Mi sembra un’aberrazione e un errore. Io credo che lo scopo ultimo di ogni meditazione e preghiera debba essere la dissoluzione del proprio essere e la percezione assoluta dell’esistenza di Dio!»
«Oh, beh, è esattamente la stessa cosa», rispose il lama.

Conosci te stesso

Γνῶθι σεαυτόν, (gnōthi seauton, conosci te stesso) è la famosa massima che i pellegrini trovavano all’ingresso del Tempio di Apollo a Delfi nell’antica Grecia. Una massima che a prima vista potrebbe sembrare banale, ma che, al contrario, rappresenta il culmine più alto della conoscenza: come scrisse un altro filosofo di quell’epoca, «conoscere se stessi significa conoscere l’universo e gli dei».

La domanda che non scompare

Ma cosa significa «conoscere se stessi» e cos’altro dovremmo scoprire che non sappiamo già, dato che, apparentemente, siamo in contatto con noi stessi 24 ore al giorno? A volte, il modo più rapido per arrivare alla verità è per processo di eliminazione: come spiegava Sherlock Holmes al suo assistente, «Una volta escluso l’impossibile, ciò che rimane, per quanto improbabile, deve essere la verità». Quindi, cominciamo a chiederci: «Cosa non siamo?»

Cosa non siamo?

«Io non sono la mia mano. Proprio come non sono il mio ginocchio o il mio fegato. Il linguaggio stesso mette in evidenza la separazione che esiste tra “io” e le parti del mio corpo, ed è quindi facile ammettere che “io” non sono il mio corpo, soprattutto perché le cellule cambiano continuamente e, in casi sfortunati, si possono perdere parti del corpo senza che il “sé” ne risenta in alcun modo.
Allo stesso modo, “io” non sono i miei pensieri, che cambiano continuamente, proprio come non sono le mie emozioni. Né sono la mia cultura, i miei ricordi o le mie creazioni, che sono tutte temporanee e ancora più fugaci della materia organica. Ancora meno posso identificarmi con il mio lavoro, la mia posizione, il mio denaro, la mia cerchia sociale o tutte quelle cose la cui transitorietà è evidente.

Un giornalista, durante un’intervista a Madre Teresa di Calcutta:
«Sicuramente Lei prega molto. Cosa dice a Dio?» «Non dico nulla; mi limito ad ascoltare.»
«Ah! E… cosa le dice allora Dio?» «Non dice nulla; si limita ad ascoltare.»

Oltre il corpo, i pensieri e le emozioni

Ma se io non sono tutto questo, cosa rimane del concetto di “io”, una volta che la materia, il pensiero, le emozioni, la personalità e tutte le altre “realà” con cui – per comodità – di solito ci identifichiamo sono state messe da parte? (Nota: nel teatro romano, la “persona” era la maschera indossata da un attore che doveva interpretare un particolare ruolo. Fa riflettere, non è vero?)

Questa è una domanda che le menti più brillanti dell’umanità si sono poste sin dall’inizio dei tempi, e il desiderio di scoprire cosa si celi oltre il velo dell’impermanenza è proprio l’obiettivo di ogni religione, di ogni tecnica di meditazione e di ogni percorso spirituale. E, al di là dell’apparente varietà, ogni metodo di meditazione implica immergersi in uno stato in cui ci si dimentica di avere un corpo fisico, il tumulto costante della mente si placa, le emozioni si affievoliscono fino a scomparire e, infine, si trova…

…esatto: cosa si trova?

Le risposte che ci hanno fornito mistici, filosofi e guide spirituali sono state incredibilmente varie, a seconda dei sistemi di credenze a cui facevano riferimento; ma, ancora una volta, quando si guarda oltre la superficie delle metafore utilizzate e ci si concentra sul significato più profondo, ci si rende conto che tutti parlano della stessa esperienza: quando metti da parte ciò che è transitorio e riesci a connetterti con il tuo sé superiore — con l’aspetto transpersonale — entri in una dimensione di pura consapevolezza che trascende il corpo fisico, trascende le emozioni, trascende il pensiero e trascende il concetto ordinario di spazio-tempo; ed è proprio in questa dimensione che troviamo non solo la risposta alla domanda «chi sono io», ma anche tutte le risposte che danno significato alle altre dimensioni; entriamo infatti nel regno dello spirito che «sa», che conosce tutte le risposte, il regno in cui, di fatto, le domande ordinarie — con il bagaglio di dubbi che si trascinano dietro — non sorgono più perché perdono il loro significato.

Incontrare il Sé Superiore

Ovviamente, il percorso verso la conoscenza di sé è irto di insidie e ostacoli, come sa bene chiunque lo abbia intrapreso; l’ego — che si rifiuta di farsi da parte — ci pone di fronte alle tentazioni della vanità, dell’invidia e dell’orgoglio. Non solo, ma avanzare verso la conoscenza di sé significa superare il muro di menzogne che abbiamo eretto attorno a noi per proteggerci; significa ammettere le vere intenzioni che si celano dietro le nostre azioni; significa confrontarci con le nostre paure e i nostri desideri nascosti; significa incontrare la nostra “ombra”, un processo che può portare a scoperte e prese di coscienza che potrebbero rivelarsi molto dolorose.

L’incontro con il Daimon

Questo è ciò che molte culture chiamano la «notte dell’anima», un momento in cui la consapevolezza di sé ci spinge a liberarci di ciò che «non sono io» per passare a nuove certezze che però non si sono ancora consolidate. Ed è proprio in questo spazio che possiamo trovare la nostra essenza più autentica, nella forma che gli antichi Greci chiamavano “daimon” (δαίμων), senza alcun nesso con la parola “demone” così come è stata poi successivamente intesa dal Cristianesimo: infatti, la traduzione latina era “genius”, ed entrambe le parole si riferiscono proprio alla nostra essenza spirituale più pura, al “dio dentro di noi”.

Quindi, incontrare il proprio “daimon” significa scoprire l’entusiasmo,  derivante precisamente da “en theos”, (ἐν θεός) il dio dentro di noi; e permettere al proprio daimon personale di manifestarsi significa raggiungere l’eudaimonia (εὐδαιμονία) —cioè la piena realizzazione di sé— significa liberare la nostra vera essenza, significa scoprire il senso della vita, «senso» nella sua duplice accezione di Direzione e Significato.

Riscoprire l’autenticità

Quando percepiamo quindi una mancanza di “senso” — cioè quando sentiamo che alla nostra vita mancano “significato” e “direzione” — possiamo essere certi di aver soffocato il nostro genio, di aver nascosto la nostra vera essenza per conformarci alle aspettative della società e di aver perso la nostra autenticità; e anche in questo caso l’etimologia ci viene in aiuto: da “autos” (αὐτός) colui che risponde solo a se stesso.

Il percorso per scoprire la nostra essenza, la nostra unicità, può certamente essere difficile e doloroso. Ma se vogliamo una vita autentica, una vita con un “senso”, è l’unica strada che valga la pena percorrere.

di Bruno

  • Italiano
    • English
    • Français
    • Español
    • Deutsch
    • Română

Links

  • Virtuosity Center
  • Mediterranean Way Project
  • HyperCoaching
  • Fluxogenics Institute

Recents Articles

  • Attraverseresti il Rubicone, sapendo che puoi solo vincere o perdere tutto?Aprile 22, 2026 - 10:57 am
  • Perché la maggior parte delle aziende incontra difficoltà (e come il Flow può risolvere il problema)Marzo 24, 2026 - 11:58 am
  • Il vero potenziale di una persona, di un’azienda, di una squadra: una lezione dall’antichitàMarzo 12, 2026 - 5:21 pm
  • Perfezionismo: una trappola che conduce alla mediocritàMarzo 5, 2026 - 9:35 am
  • Qual è la cosa più preziosa che hai?Novembre 16, 2025 - 8:55 am
  • Non basta la «motivazione», serve il contatto con la tua vocazioneNovembre 1, 2024 - 10:24 am
  • L’ethos della musica: come l’armonia plasma l’animaOttobre 24, 2024 - 2:55 pm
  • Risplendere o non risplendereDicembre 1, 2022 - 9:21 am
  • HyperLiving: una dimensione in cui la magia è la normalitàOttobre 1, 2022 - 11:00 am
  • La conoscenza di sé e il senso dell’esistenzaGiugno 1, 2022 - 10:00 am

Archives

Latest articles

  • Attraverseresti il Rubicone, sapendo che puoi solo vincere o perdere tutto?Aprile 22, 2026 - 10:57 am
  • Perché la maggior parte delle aziende incontra difficoltà (e come il Flow può risolvere il problema)Marzo 24, 2026 - 11:58 am
  • Il vero potenziale di una persona, di un’azienda, di una squadra: una lezione dall’antichitàMarzo 12, 2026 - 5:21 pm
  • Perfezionismo: una trappola che conduce alla mediocritàMarzo 5, 2026 - 9:35 am
  • Qual è la cosa più preziosa che hai?Novembre 16, 2025 - 8:55 am

Search

Search Search

Archive (previous site)

Archive (previous site)

Follow Me

  • facebook
  • linkedin
  • youtube
  • instagram
  • twitter

Contact

  • Bruno Medicina
  • Performance Coach - HPCC
  • bruno.medicina@gmail.com
  • Download vCard

Follow me on Facebook

© Copyright 2026 - Bruno Medicina - Performance Coach HPCC
  • Home
  • Insights
  • Chi sono
  • Lavora con me
  • Seminari
  • Contatti
  • Archivio
Collegamento a: Il potere dell’identità: perché i buoni propositi per l’anno nuovo falliscono sempre Collegamento a: Il potere dell’identità: perché i buoni propositi per l’anno nuovo falliscono sempre Il potere dell’identità: perché i buoni propositi per l’anno nuovo... Collegamento a: HyperLiving: una dimensione in cui la magia è la normalità Collegamento a: HyperLiving: una dimensione in cui la magia è la normalità HyperLiving: una dimensione in cui la magia è la normalità
Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto Scorrere verso l’alto
  • English
  • Italiano
  • Français
  • Español
  • Deutsch
  • Română