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Io sono OK — Tu sei OK!

Gli psicologi che, con il pretesto della ricerca, si divertono a osservare il comportamento dei topi e cercano di trarne conclusioni utili in relazione al comportamento umano, a volte scoprono cose interessanti.

La fame di stimoli: cosa ci insegnano i topi sugli esseri umani

Un esperimento classico prevede l’allevamento di tre gruppi di topi in condizioni di alloggio e alimentazione identiche, ma con comportamenti molto diversi:
– Con il primo gruppo (A), i ricercatori si comportano in modo “gentile” e “amichevole”, accarezzandoli e parlando loro;
– con il secondo gruppo (B), si comportano in modo “scortese” e aggressivo, picchiandoli di tanto in tanto;
– con il terzo gruppo (C), evitano qualsiasi contatto. I topi vengono nutriti tramite una mangiatoia automatica.
Lo scopo dello studio è determinare se, dopo un certo periodo di tempo, si possano identificare differenze tra i topi in termini di stato di salute, dato il tipo di trattamento che hanno ricevuto.
Come si può facilmente immaginare, i topi del gruppo (A) sono quelli che stanno meglio; ma quali sono quelli che stanno peggio?
Contrariamente alle aspettative, dopo alcuni mesi, la salute dei topi che non hanno avuto alcun contatto con i ricercatori è peggiore di quella dei topi maltrattati.
Perché?
Poiché gli stimoli esterni – preferibilmente quelli positivi – sono essenziali per tutti gli esseri viventi per mantenere un sano equilibrio psicofisico, se la prospettiva di ricevere stimoli positivi si rivela difficile o impossibile – a causa di circostanze specifiche – siamo disposti ad accettare e persino a cercare stimoli negativi (o “colpi psicologici”). Il parallelo con il cibo è molto simile: naturalmente, tutti preferiamo ciò che è buono e ciò che ci piace, ma se siamo affamati, siamo disposti a mangiare qualsiasi cosa, più o meno commestibile.
Questa scoperta sta alla base di una serie di meccanismi e comportamenti che altrimenti sarebbero incomprensibili e che saranno di fondamentale importanza per comprendere i “giochi”.
Ma procediamo con calma.

Calorie psicologiche: comprendere gli “strokes”

L’analisi transazionale (di cui abbiamo parlato nell’ultimo numero) definisce qualsiasi tipo di interazione tra esseri umani come una “carezza” — una parola inglese che non ha un equivalente diretto in rumeno e che significa sia un colpo che una carezza. Diciamo che un complimento, un saluto o un bacio sono “carezze” positive, mentre un insulto o uno schiaffo sono “carezze” negative (se vogliamo continuare l’analogia con il cibo, potremmo dire che una “carezza” equivale a una “caloria psicologica”).
Eric Berne, nella sua opera finale, ha scritto che per la maggior parte di noi la vita non è altro che una continua ricerca di “carezze”, e l’intero quadro sociale non è altro che un mezzo per organizzarne la produzione e la distribuzione.

Le 6 modalità di gestione del tempo

Nella nostra ricerca sugli strokes, l’Analisi Transazionale (AT) identifica sei modalità di gestione del tempo, tutte (eccetto la prima) finalizzate allo scambio di interazioni sociali.

1. Isolamento
Rappresenta una mancanza di contatto con gli altri, caratterizzata, ovviamente, dall’assenza di interazioni. Non c’è nulla di negativo in questo se rappresenta un momento di “relax” preso di propria iniziativa.

2. Rituali
Si tratta di manovre di approccio che non rappresentano transazioni effettive, ma sono un modo per sondare il terreno (“Ciao! Come stai? – Grazie, sto bene. E tu?”) e per valutare l’apertura dell’altra persona a un contatto più profondo.

3. Passatempi
Bella giornata, vero?
Certo, non come la settimana scorsa, quando ha piovuto tutto il tempo.
Comunque, alla radio hanno detto che continuerà così fino a domenica…

Conversazioni di questo tipo – che possono riguardare il tempo, le vacanze, l’intrattenimento, la moda o lo sport – possono durare molto più a lungo dei rituali, consentendo così uno scambio più sostanziale di “carezze”, ma di solito non trasmettono informazioni reali e non sono pericolose, purché non ci si lasci coinvolgere veramente (nonostante l’apparente intensità delle discussioni su sport o politica – discussioni che possono finire con un colpo – queste raramente mettono in discussione il valore dell’altra persona come individuo, lasciando così raramente le “ferite psicologiche” che troviamo nei “giochi”). Servono principalmente a selezionare le persone con cui ti impegnerai nelle transazioni che ti coinvolgono maggiormente.

4. Attività
Questa definizione si applica a tutte le azioni volte a un obiettivo specifico: preparare un pasto, intrattenere una conversazione per ottenere informazioni (diverse da quelle per svago), scrivere una lettera e, soprattutto, lavorare con gli altri. Anche le attività ricreative rientrano in questa categoria.

5. Intimità
Si tratta di un tipo di scambio franco, sincero e autentico. È, ovviamente, il più gratificante ma anche, poiché implica “abbassare la guardia”, il più rischioso, che richiede maturità e fiducia in se stessi e negli altri (OK–OK, come vedremo più avanti).

6. Giochi psicologici
Eric Berne ha dedicato un intero libro (“Games People Play”) a questi “giochi”, che non sono affatto divertenti e servono a manipolarci per indurci a cercare “carezze” – in questo caso, negative. Un gioco psicologico consiste in una serie di transazioni standardizzate in cui i partecipanti scivolano inconsciamente (è chiaro che nessuno interpreta questi ruoli deliberatamente!) nei ruoli di Persecutore, Vittima o Soccorritore. Le transazioni sono quasi tutte nascoste e ambigue, il che le rende difficili da comprendere.
Nel numero precedente avevo promesso che in questo articolo avrei parlato dei “giochi psicologici” dal punto di vista dell’Analisi Transazionale e di come questi influenzino ogni tipo di contatto o comunicazione – commerciale o meno – tra gli esseri umani e tra le entità sociali. Ma per acquisire una comprensione che vi aiuti davvero a padroneggiare i meccanismi a vostra disposizione, è comunque necessaria una serie di premesse teoriche; senza di esse, c’è il rischio concreto di una semplificazione eccessiva. Approfondiamo quindi alcuni concetti e lasciamo l’analisi dei “giochi” al prossimo numero.

*************************************

Abbiamo visto che all’interno di ogni persona sono all’opera varie componenti – che abbiamo definito Adulto, Genitore e Bambino – e che in ogni contatto sociale (o transazione) queste componenti interagiscono a vari livelli.
Spesso, tuttavia, gli stati del sé non si manifestano in modo chiaro, ma comportano piuttosto sovrapposizioni o esclusioni che rendono necessario imparare a riconoscerli. Prima di approfondire la discussione sulle transazioni, esaminiamo alcuni nuovi aspetti dello stato del sé.

Contaminazione

L’Adulto contaminato dal Genitore
L’impressione è quella di una logica chiara e corretta, ma i presupposti sono pregiudizi e asserzioni a priori.
L’obiettivo nascosto è quello di rafforzare i cliché genitoriali che gli sono stati trasmessi in precedenza.

L’adulto apparente:
– riflessione
– logica
– apertura al dialogo

Il genitore nascosto:
– principi
– norme
– affermazioni a priori
– pregiudizi.

L’adulto contaminato dal bambino
Il discorso è razionale, imparziale e oggettivo, eppure trasmette anche emozioni e impressioni personali.

L’adulto apparente:
– obiettività
– imparzialità
– apertura mentale
– razionalità.
Il bambino nascosto:
– entusiasmo
– spontaneità
– sentimenti
– impressioni.

L’adulto contaminato dal genitore e dal bambino
Dietro l’apparente adulto, la persona si comporta contemporaneamente sia da Genitore che da Bambino.
L’adulto apparente:
– la ragione
Il Genitore nascosto:
– pregiudizi
Il Figlio nascosto:
– spontaneità.

Esclusione

L’esclusione si verifica quando uno dei tre stati del sé non è mai presente nel soggetto, che quindi manifesta solo due dei tre stati del sé. Se una persona utilizzasse un solo stato, ciò costituirebbe un vero e proprio disturbo di personalità.
Esclusione dello stato Genitore:
– assenza di principi
– mancanza di rispetto per le regole
– assenza di senso morale.
La persona si dimostra infantile e il suo comportamento è incontrollabile. Si rifugia negli stereotipi sociali e culturali.
Esclusione dello stato del Bambino:
– assenza di emozioni
– assoluta insensibilità
– assenza di reazioni emotive agli eventi esterni.
Questa persona è dura e severa, e le sue azioni sono guidate esclusivamente dalla ragione.

Tipi di relazioni

Diamo un’occhiata più da vicino ai vari tipi di transazioni:

Transazioni complementari (o semplici)
Una transazione complementare si verifica quando il mittente riceve le informazioni che si aspettava.
A: Indossa il casco quando entri nella struttura.
B: Sì, capo!
(Genitore che sostiene – Figlio che si adatta)
A: Dannazione, ho sbagliato di nuovo le misure!
B: Perché non presti un po’ più di attenzione a quello che stai facendo?
(Il bambino sottomesso – Il genitore autoritario)

Transazioni incrociate
Una transazione incrociata si verifica quando lo stato del sé richiesto da una persona non si manifesta, ma viene sostituito da un altro stato dal quale non ci si aspettava una risposta.
A: Andiamo a prendere un caffè? (Bambino – Bambino)
B: Ma ti rendi conto di quanto lavoro ci resta ancora da fare? (Genitore – Bambino)

Transazioni successive
Una transazione successiva nasconde un doppio messaggio sotto un’apparenza chiara e inequivocabile. L’obiettivo principale è la manipolazione.
A: Probabilmente questo è molto costoso per te. (In realtà: Non sembri proprio in grado di permetterti questo articolo – Genitore).
B: Lo prendo comunque. (In realtà: Ah sì? Aspetta e vedrai, te lo farò vedere – Il bambino ribelle).

Posizioni di vita

Facciamo una breve digressione per discutere un altro concetto fondamentale dell’Analisi Transazionale. Se definiamo (in stile americano!)
la posizione “OK” come il sentirsi bene con se stessi, l’essere indipendenti e accomodanti, allora la posizione “non OK” sarebbe quella di qualcuno che si sente sconfitto, timido e non all’altezza del compito.
Nelle nostre interazioni con gli altri, abbiamo quindi quattro possibili relazioni:

Io sono OK – Tu sei OK
Questa è la posizione dei vincitori: posso stare bene senza negare alla persona accanto a me lo stesso diritto. È la posizione che rende possibili relazioni produttive, il raggiungimento di obiettivi comuni, la cooperazione e la sinergia.

Io non sono OK – Tu sei OK
Questa è la posizione sottomessa, quella di chi sente il bisogno di aggrapparsi agli altri e ha bisogno che qualcuno gli dica cosa fare. La sua partecipazione alle interazioni è esclusivamente nel ruolo di Vittima.

Io sto bene – Tu non stai bene
Questo è l’atteggiamento arrogante: ho sempre ragione; se qualcosa va storto, è sempre colpa di qualcun altro. L’obiettivo di queste interazioni è sminuire l’altra persona. Questo atteggiamento è estremamente comune tra i burocrati e gli innumerevoli piccoli dittatori che incontriamo ogni giorno nelle organizzazioni grandi e piccole. Quando si partecipa a questi giochi, si può assumere il ruolo del Persecutore o del Soccorritore.

Io non sto bene – Tu non stai bene
Questa è la posizione passiva; non vale la pena farsi coinvolgere, non ci si può fidare di nessuno. Il sentimento prevalente è l’indifferenza e l’attività è scarsa. E anche qui c’è la posizione della Vittima.
Il concetto OK–OK è uno dei più noti nell’Analisi Transazionale e merita di essere approfondito.
Questo concetto è alla base anche delle moderne tecniche di negoziazione (allontanandosi dall’approccio obsoleto e improduttivo “Io vinco – Tu perdi” verso la strategia molto più motivante di soddisfare i bisogni reciproci: “Io vinco – Tu vinci” — riguardo al quale chi fosse interessato può imparare molto dal libro disponibile nella Biblioteca I.A. — “Le 7 abitudini delle persone altamente efficaci”).
Come di consueto, rinnovo il mio invito a riflettere e osservare, cercando – anche con i pochi elementi forniti – di analizzare le transazioni che svolgete ogni giorno.

Un’ultima cosa: l’atteggiamento “OK” è un modo di percepire se stessi e ha ben poco a che fare con ciò che accade realmente.
Dato che dipende quasi interamente da noi, perché non provarci?

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