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Il potere segreto delle parole: come il linguaggio plasma la tua mente

Senza dubbio, la capacità di comunicare di un individuo è un prerequisito indispensabile per il successo in qualsiasi campo. Da millenni, filosofi e oratori hanno posto lo studio del linguaggio al centro delle loro riflessioni, al fine di svelare i segreti che ne costituiscono il potere.
Anche se oggi includiamo nel concetto di comunicazione elementi quali il tono di voce, i gesti e il contatto visivo – elementi la cui importanza è, ovviamente, straordinaria – rimane innegabile che le frasi, o gli schemi verbali, costituiscano la spina dorsale della comunicazione.
Le parole sono i “mattoni” del linguaggio e, di conseguenza, padroneggiarne il significato è un prerequisito indispensabile per chiunque aspiri a diventare un buon comunicatore.
Senza dubbio direste che non si tratta di nulla di nuovo, poiché ognuno di noi, specialmente quando invia un messaggio scritto, presta naturalmente molta attenzione alla scelta delle parole più appropriate in modo da garantire la migliore possibilità possibile che il destinatario capisca ciò che vogliamo comunicare e agisca di conseguenza.
Ciò che sorprende, tuttavia, è che ci concentriamo così tanto su come possiamo usare le parole per influenzare gli altri che dimentichiamo sempre il loro straordinario potere di influenzare noi, coloro che apparentemente le “usano”.
È di questo che voglio parlarvi nelle righe seguenti.

Il potere nascosto delle parole

Le parole… Sono forse l’arma più potente a nostra disposizione: attraverso le parole, possiamo far ridere o piangere qualcuno, sognare o soffrire; possiamo regalare a una persona momenti di felicità o di disperazione.
La storia ci offre migliaia di esempi che dimostrano come, nel corso dei secoli, grandi personaggi abbiano usato le parole per portare le persone dalla loro parte e cambiare il corso del destino.
Naturalmente, è anche attraverso parole “ben scelte” che poeti e scrittori ci hanno trasmesso la vastità e lo straordinario messaggio emotivo del vivere in una particolare epoca, dell’esperienza di una generazione.
In quale altro modo, se non attraverso gli scritti di figure come Balzac, Tolstoj o Preda, avremmo potuto “vivere” secoli o decenni fa per comprendere meglio chi siamo oggi?

Il linguaggio come strumento di influenza

Per cercare di spiegare il potere delle parole di trasmettere l’esperienza e l’emozione umana, propongo di partire dalle seguenti premesse:

– ogni parola è un simbolo, o meglio una sintesi di una descrizione, che, per essere compresa, deve condividere un significato con l’ascoltatore;

– ogni parola è uno strumento utilizzato per fare distinzioni, per segnalare una differenza: più ricco è il vocabolario, più ricca è l’esperienza che può essere trasmessa, e viceversa;

– ogni parola porta con sé, oltre al suo significato letterale, una certa quantità di “informazioni parallele” sulla persona che la usa: età, professione, background culturale, forse opinioni politiche…;

– ogni parola contiene un giudizio, un’opinione sull’oggetto che stiamo descrivendo;

– per essere compresa, ogni parola deve essere associata a un’immagine mentale e, di conseguenza, questa immagine ci viene in mente ogni volta che sentiamo o usiamo quella parola;

– se una parola si riferisce a uno stato emotivo, per essere compresa deve essere associata a quello stato, ma questa relazione può funzionare anche al contrario (questa osservazione sta alla base delle tecniche di manipolazione occulta più potenti, di cui avremo modo di discutere in un prossimo numero della rivista).

Il primo ad ascoltare sei tu

Partendo da queste premesse, se concordiamo sul fatto che il linguaggio, composto da parole, ha un potere immenso sul destinatario – l’ascoltatore – è sorprendente che non consideriamo mai qualcosa di così ovvio: i primi a “sentire” le nostre parole siamo… noi stessi!!!

Naturalmente, questo non si limita a quando pronunciamo un messaggio ad alta voce.
Dal momento in cui ci svegliamo al mattino, mettiamo in moto un processo di pensiero che, di fatto, si basa su un modello verbale.
Potremmo persino dire che, in un certo senso, questo processo non si ferma mai, perché quando dormiamo, il controllo del suo funzionamento viene “ceduto” al subconscio.
Perché non ci chiediamo: se certe parole possono provocare una reazione negativa, uno stato spiacevole nel nostro interlocutore, quale potrebbe essere l’effetto di questa raffica – di questi automatismi verbali che esercitiamo costantemente – su noi stessi?

Come le parole plasmano gli stati emotivi

A mio avviso, si può parlare di qualcosa di molto simile a una forma di “lavaggio del cervello” che noi stessi ci infliggiamo!
Non intendo qui addentrarmi in un’analisi approfondita dei meccanismi alla base del rapporto tra parola, immagine ed emozione, ma credo che sarete d’accordo sul fatto che, in definitiva, nella nostra mente non esiste nulla di “reale”, ma solo una descrizione: l’immagine che ne abbiamo.
Ricordiamo che questa immagine è creata anche attraverso le parole, e che ogni parola porta con sé informazioni parallele e trasmette uno stato emotivo.
Questo probabilmente ci chiarirà il motivo per cui così spesso sperimentiamo certi fenomeni apparentemente “inspiegabili”: prendiamoci un momento per analizzare quali parole usiamo più frequentemente e vediamo se contengono informazioni sulla nostra esperienza.
Quante volte usiamo parole come “fallimento”, “frustrazione”, “problema” e “bancarotta” per descrivere una situazione di crisi?
Pensate a quanto sarebbe diversa la nostra valutazione se, invece, usassimo termini come: “sfida”, “opportunità”, “esperienza”?
Vi sembra che questo sia solo un modo per giocare con i significati delle parole?

Il vocabolario delle persone di successo

Vi chiedo di ascoltare attentamente quando parla una persona di successo, un vero leader: non sentirete mai una persona del genere usare parole come “noia”, “sconfitta”, ‘stress’ o “stanchezza”, nemmeno quando parla di qualcun altro: sembra che queste parole siano semplicemente assenti dal loro vocabolario.

Quello che volevo trasmettere è che, per condividere un’emozione o il significato di un concetto, creiamo automaticamente le connessioni mentali necessarie per “percepirlo” nel momento stesso in cui viene pronunciato.
Ad esempio, per comprendere la parola “rosso”, pensiamo automaticamente a quel colore, e per comprendere la parola “stress”, la nostra mente ricrea automaticamente l’esperienza dello stress con tutto ciò che essa comporta. Probabilmente ciò che vi ho detto non suona molto credibile, ed è per questo che suggerisco di mettere da parte la teoria e di condurre un esperimento:

Un semplice esperimento di riformulazione mentale

a) Esaminate le parole che usate molto spesso e individuatene tre che contengano un giudizio negativo sull’oggetto che ciascuna descrive; ogni volta che queste parole vi vengono in mente, cercate di sostituirle con altre meno “dure” (vedere l’elenco); una volta che avete completato questo cambiamento – nel senso che usate automaticamente le alternative alle parole ‘dure’ – passate a una nuova serie di tre, e così via (in genere, questo processo di “transizione” richiede 7–10 giorni).

b) Sostituisci tre delle parole positive che usi più spesso con altre più “entusiastiche”, magari anche esageratamente positive.

Mentre “scali gradualmente questa vera e propria scala verso il pensiero positivo” – che ora potrebbe sembrarti un gioco ingenuo, se non uno scherzo di cattivo gusto – scoprirai che è una realtà.
Cambiare il tuo vocabolario abituale porta anche a un cambiamento nel modo in cui pensi, senti e… vivi!

Altre due cose:
– A volte siamo tentati di scivolare in uno stato negativo a causa della situazione in cui ci troviamo. Ma non credo che tu possa farmi esempi di persone che sono riuscite a superare una situazione difficile cedendo alla disperazione…;
– Quando ho iniziato a imparare il rumeno, ciò che mi ha colpito di più è stata l’espressione “nu va suparati…” come modo per attirare l’attenzione di qualcuno.
A mio parere, questo spiega, almeno in parte, perché alcune persone sono irritabili dalla mattina alla sera.
Vi invito a usare una formulazione diversa, come: “per favore, siate così gentili…” o “per favore…” e vi garantisco che vedrete un miglioramento nelle vostre interazioni quotidiane… Buona fortuna!

Perché non sostituire…

furioso → agitato
buono → straordinario
depresso → stanco
soddisfacente → promettente
sorpreso → affascinato
stupito → entusiasta
felice → al settimo cielo
stress → sfida
impazienza → entusiasmo
determinato → risoluto
disastro → difficoltà
problema → opportunità
bello → splendido
pazzo → esuberante
spettacolare → fantastico
geloso → possessivo
fuori di testa → preoccupato
fastidioso → curioso

Naturalmente, questi sono solo esempi per iniziare, perché non ho dubbi che ognuno di voi, con un po’ di ambizione, possa trovare “coppie” molto più ispirate. Provateci voi stessi!

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